ricercatrice Margot Sunderland ribalta le vecchie teorie, lasciateli in culla con voi fino a 5 anni


LONDRA - E' il dilemma che segue il fatidico "bacio della buona notte": cosa fare quando un figlio di pochi mesi o pochi anni stringe disperatamente la mano del genitore, perché nonostante ninne-nanne, carillon e carezze rifiuta di dormire da solo?La scuola di pensiero dominante, fino ad ora, è stata che mamma e papà devono farsi forza, chiudere la porta della camera da letto del bambino, resistere alla tentazione di correre in suo soccorso non appena scoppia a piangere, e continuare così fino al momento in cui, dopo giorni, settimane o mesi a seconda dei casi, il figlio si abitua a giacere abbandonato nell'oscurità, smette di strillare e impara a dormire per conto proprio.

Ma esistono anche pareri diversi e adesso, a rafforzarli con l'autorevolezza della scienza, giunge dalla Gran Bretagna l'indicazione di una delle massime autorità in materia di psicologia infantile. Margot Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, consiglia ai genitori di respingere l'opinione dominante e permettere ai bambini di dormire nel "lettone", con papà e mamma, sino all'età di cinque anni. Questa abitudine, chiamata in inglese "co-sleeping" (dormire insieme), afferma la dottoressa, rende più probabile che i bambini diventino degli adulti calmi, sani ed emotivamente equilibrati.

Autrice di una ventina di libri sulla psicologia dell'infanzia, Margot Sunderland presenta la sua teoria in un nuovo volume, "The Science of Parenting" ("La scienza di fare i genitori"), di cui il Sunday Times ha anticipato ieri le conclusioni. La nuova opera, basata secondo l'autrice su 800 studi scientifici, afferma che l'uso comune in Gran Bretagna e in altri paesi occidentali di abituare i bambini a dormire da soli da quando hanno soltanto poche settimane di vita è "dannoso, perché la separazione dai genitori aumenta il flusso di ormoni dello stress come l'idrocortisone". La sua scoperta, come lei stessa la definisce, si fonda su progressi compiuti negli ultimi vent'anni sulla comprensione di come si sviluppa il cervello dei bambini, in particolare su studi che usano lo scanner per analizzare come reagisce il cervello in determinate circostanze. Per esempio, uno studio neurologico di tre anni fa, citato dal suo libro, rivela che un bambino separato dai genitori ha un'attività cerebrale simile a quella provocata dal dolore fisico.
Fonte: Repubblica Foto Nabeel H



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